domenica 6 marzo 2011

SOLO LE CHIEDO A DIO

     Solo le chiedo a Dio


che la guerra non me sia indiferente
che è un mostro grande e pesta forte
sulla povera innocenza della gente


giovedì 3 marzo 2011

UN BAMBINO PER STRADA

Per non dimenticare

Desaparacidos: anche in Italia contìnua la ricerca di " verità e giustizia"


Mentre continuano in Argentina e in vari Paesi europei i processi giudiziari contro i responsabili degli oltre 3O mila "desaparecidos", uomini e donne rapiti ed uccisi durante la dittatura argentina, forse non tutti sanno, che tra le vittime al­meno un migliaio erano di origine o cittadinanza italiana. Storie dolorose di emigrati piemontesi, marchigiani, calabresi e siciliani che partiti nell'immediato dopoguerra, da un'Italia poverissima e con il sogno di vivere una nuova vita nell'America del Sud, si tro­varono inghiottiti nella tragedia della dittatura. Perla giustizia argentina, i desaparecidos non sono né morti né di­spersi, ma sono solo assenti. Per loro è stata, addirittura, coniata una forma giuridica particolare "Assen por desaparecion forzada". Di fronte a queste storie di dolore non è possibile però perdonare o smettere di cercare verità e giustizia, anche solo per avere un luogo dove potere piangere i propri cari. In Italia, nel settembre del 2010, alcuni gruppi di familiari di desaparacidos italiani, in­sieme a diverse associazioni di volontariato italiane quali LIBERA, 24marzo Onlus, ma anche argentine come Abuelas de Plaza de Mavo, Madres de Plaza de Mayo Linea Fundadora, Familiares de Detenidos y Desaparecidos por Razones Politicas, SAL Onlus e Centro Mastinu-Marras, hanno presentato un appello al governo italiano affinché, venga consegnata tutta la documentazione, dal 1976 al 1983, in loro possesso sulle persone scomparse, al go­verno argentino. Ciò permetterebbe all'Autorità Giudiziaria di con­tinuare le attività di investigazione sulle vittime del regime. "Insieme ad altri familiari - spiega Paolo Privitera, fratello di Sal­vatore, medico siciliano scomparso nel 1980 in Argentina e del quale si è persa ogni traccia - abbiamo ritenuto giusto fare un ap­pello al ministro Frattini ed al Governo Italiano perché in Argentina si sono aperti i processi contro quei militari che non erano state processati o non erano punibili per una legge fatta dal allora pre­sidente Alfonsin. Oggi, questa legge è stata abolita dal parlamento e tutti i militari che hanno fatto parte della dittatura sono processa­bili. Per questo chiediamo di potere aprire gli archivi dell'amba­sciata italiana a Buenos Aires dove sappiamo si trovano tantissime testimonianze che potrebbero essere utili per le indagini dei giudici argentini".
Durante gli anni della dittatura, infatti, molti familiari per denunciare le violenze e per avere notizie dei propri parenti e amici scomparsi si rivolgevano ai rispettivi Consolati, incluso quello italiano. Si tratta, comunque, di una giustizia lenta, anche perché molti dei parenti delle vittime sono morti e altri irrintracciabili, ma non im­possibile, e che si sta muovendo proprio grazie a queste denunce e dichiarazioni rese tanti anni fa all'Ambasciata italiana a Buenos Aires.
Una documentazione, per di più, che ha già permesso di racco­gliere non solo prove a carico dei responsabili, ma anche di avere maggiori informazioni sui luoghi di detenzione clandestina dove, in base alla durata della prigionia, si potrebbero trovare ancora i resti ossei delle vittime. Dal 2004, inoltre, da quando il parlamento ar-gentino e la corte suprema di Giustizia hanno riaperto centinaia di procedimenti penali contro i responsabili della dittatura, molti "carnefici" sono stati arrestati. Anche in Italia, ed in particolare nel 2010, sono stati condannati dalla Corte di Assise di Roma alcuni capi del centro di detenzione clandestina del’Esma a Buenos Aires, la scuola militare in cui in molti furono torturati e fatti scomparire, per gli omicidi delle cittadine italiane Angela Maria Aieta e di Susanna Pegoraro.
"Adesso aspettiamo - spiega Privitera - Abbiamo già ricevuto una risposta positiva da parte del ministero degli Esteri e spe­riamo che si possa mettere subito in contatto con II governo ar­gentino. Per quanto riguarda mio fratello, per me è importante che non si dimentichi la sua storia come quelle di tutti gli altri desaparacidos, ma soprattutto che non si dimentichi quello che è stata la dittatura in Argentina".
R.S. (foto di Gianfranco Spatola)

7febbraio2011 asud'europa 33