mercoledì 23 giugno 2021

 SENTENZA CONTROOFFENSIVA MONTONERA


ROBERTO DAMBROSI, ex capo della società attività psicologiche del Battaglione 601 Intelligence - PERPETUA in CARCERE COMUNE - Discarico per esonero e SENTENZA CONTROOFFENSIVA MONTONERA

sospensione della riscossione della pensione

 EDUARDO ASCHERI, membro della SOE (Sezione Operazioni Speciali) di Campo de Mayo - PERPETUA in CARCERE COMUNE - Dimissione per esonero e sospensione della riscossione della pensione

 JORGE BANO, membro della SOE (sezione Operazioni Speciali) di Campo de Mayo - PERPETUA in CARCERE COMUNE - Recesso per esonero e sospensione della riscossione della pensione

 JUAN ANGEL FIRPO, già capo della Centrale di Controspionaggio e Capo della Divisione Sicurezza del Battaglione Intelligence 601 - PERPETUAL in CARCERE COMUNE - Discarico per esonero e sospensione della riscossione della pensione

 MARCELO CINTO COURTAUX, capo delle attività di intelligence speciale e controspionaggio del Distaccamento di intelligence 201 - PERPETUAL in PRIGIONE COMUNE - Discarico per esonero e sospensione della riscossione della pensione

 Tra 10 giorni sarà pronunciata la sentenza di JORGE APA, ex Capo della Divisione Intelligence "terrorista sovversivo", dipendente dal Capo dell'Intelligence II di Stato Maggiore dell'Esercito, per aver presentato al momento della sentenza la richiesta di motivi di salute q saranno visti da esperti medici, compresi quelli presentati dai reclami.

 

 Salvador Privitera. Era nato in Italia, per questo lo chiamavano “Tano” o “Salvatore”, ma aveva la doppia cittadinanza. Ha vissuto ed è stato attivo in Argentina nella Gioventù Peronista di Córdoba, dove ha conseguito la laurea in medicina.

A causa della sua militanza, era un prigioniero politico. Sua moglie Dora Zarate de Privitera è stata rapita nel marzo 76 ed è stata tenuta prigioniera a La Perla. È stato lui a tenere in braccio María José Lujan Mazzucheli quando l'hanno portata rapita in quel centro clandestino, con una gamba bruciata, dopo aver ucciso sua madre.

Privitera è stato rilasciato nel 79 ed è andato in Italia, dove ha incontrato la sua nuova compagna e collega attivista, Toni Agatina Motta.

 Silvia Galarraga li ha incontrati in Spagna. Conoscevo "Tanito" - come lo chiamava al processo - della militanza peronista di Córdoba. Era un medico molto rinomato. Ricordava di aver condiviso la prigione di Cordoba dove il tano insieme a Horacio Mendizábal aveva chiesto di ottenere migliori condizioni di detenzione. Fece lo stesso come delegata del reparto femminile.

 In Spagna, ha detto, era con la sua compagna Agatina Motta.

 E poi in Messico, insieme ad altri colleghi, sono stati ritrovati.

 Facevano parte senza dubbio della controffensiva. Ana María Lazzarini ha condiviso con Salvador e Toni i giorni di preparazione in Libano. Ana ha detto che si ricordava di lui soprattutto perché era una persona molto cara, era una bella persona, un medico di Cordoba, era a Madrid e in Libano. Erano nel gruppo di Mariana Guangiroli.

 Tutto questo gruppo di militanti - ha detto - è tornato nel Paese all'inizio degli anni '80 con la controffensiva.

 Toni Agatina Motta. È nato a Brooklyn in una famiglia italiana. È stato giornalista, corrispondente del Daily News in Italia. È così che ha incontrato Salvador e ha collaborato con i suoi membri a Montoneros. Secondo il verbale di Baschetti, i compagni la chiamavano "la tedesca". Dalle indagini di Baschetti è emersa anche l'informazione che l'ambasciata americana non ha trovato il verbale del suo ingresso in Migrazioni, perché ovviamente, come tutti coloro che sono entrati nella Controffensiva, lo hanno fatto con documenti falsi.

 Non abbiamo testimonianze familiari che ci permettano di ricostruire il percorso delle loro ricerche.

 Abbiamo la lista degli ostaggi di Basterra da Campo de Mayo dove sono elencati entrambi. As 071 Tano, Salvador Privitera, Subteniente, maggio / 80 e 072 NN Agatina Motta, collaboratrice, maggio 80.

 Non conosciamo le circostanze del suo rapimento, abbiamo solo informazioni divulgate sia dal padre di Salvador, Santo Privitera, che viveva in Italia, che in Conadep 5891 dice di aver saputo dell'ingresso di Salvador e del suo compagno in Argentina nel 1980, che loro mantenne la corrispondenza finché nel novembre di quell'anno non ci furono più contatti. Lo stesso viene dal fascicolo 4030 di Toni Motta, dove anche il fratello dice di aver ricevuto lettere fino a novembre 80.

 Secondo le informazioni della lista Basterra sarebbero stati rapiti nel maggio di quell'anno ed è possibile pensare che come hanno fatto con altri rapiti, e per evitare rivendicazioni, che in questo caso sarebbero internazionali, sono stati fatto per inviare lettere.

 Indubbiamente il momento dell'interruzione epistolare fu quando decisero il destino finale di entrambi.

 La certezza è che furono tenuti prigionieri e tormentati a Campo de Mayo fino a quando non furono assassinati.

 Questa affermazione deriva dalla testimonianza di uno degli assassini,

 Il tenente Stigliano, il quale ha affermato che tra i 53 prigionieri a cui è stato iniettato Ketalar e che sono stati portati a morte in volo c'erano 4 stranieri. Ho già detto che uno di loro era Miriam Friedrich, l'altro sarà Lourdes Martínez Aranda. Gli altri due erano senza dubbio Privitera e Motta, lui italiano, lei americana.

 Salvador aveva 33 anni e Agatina 32.

 Per la loro privazione illegale della libertà, tortura aggravata e omicidio, accuserò Apa, Dambrosi, Bano e Cinto Courtaux.


venerdì 18 giugno 2021




Incontro con la Consoli Argentina a Roma Anna Tito a Catania per la donazione del DNA



 

 

Giorno storico per la lotta per i diritti umani

Finalmente sotto processo la cupola dell'apparato di intelligence militare del battaglione 601. Cinque dei nove imputati nel processo "Controffensiva I" sono stati condannati all’ergastolo, senza il beneficio dei domiciliari: “Condanna all’ergastolo ed inabilitazione assoluta con pene accessorie, essendo ritenuti corresponsabili penalmente dei delitti oggetto di questo processo, ai quali hanno materialmente partecipato: omicidio con concorso premeditato di due o più persone…". I condannati sono: Roberto Bernardo Dambrosi (ex capo della Compagnia di Attività Psicologiche del Battaglione di Intelligence 601); Luis Ángel Firpo (ex capo della Centrale Controspionaggio e della Divisione Sicurezza del Battaglione di Intelligence 601); Jorge Eligio Bano ed Eduardo Eleuterio Ascheri (membri del Reparto Operazioni Speciali SOE del Campo de Mayo), e Marcelo Cinto Courtaux (capo del reparto di Attività Speciali di Intelligence e Controspionaggio del Distaccamento di Intelligence 201).
Nella stessa sessione, ma nell’arco della mattina, l'avvocato di Jorge Noberto Apa (capo della Divisione Intelligence Sovversiva Terrorista, dipendente della Prefettura II di Intelligence) per il quale si aspettava oggi la stessa condanna, ha presentato ieri una richiesta di esclusione alludendo ad una situazione di demenza senile che presumibilmente non gli consentirebbe di comprendere la sentenza. Da ricordare anche che, nel corso del processo, sono deceduti tre accusati e purtroppo non è stato possibile giudicarli in vita: Alberto Daniel Sotomayor (Caporeparto del Dto di intelligence 201), Carlos Días Casuccio (Capo in seconda del Dto. 201), e Raúl Guillermo Pascual Muñoz (capo dello Stato maggiore di istituti militari).
Ma al di là del valore della tanto attesa sentenza e della gioia meritata che suscita nel popolo, "Controffensiva I" è un altro dei processi per crimini di lesa umanità che segnerà un prima e un dopo in Argentina. Perché sono molte le storie di resistenza che vi sono confluite e che dovevano essere raccontate in un Tribunale di Giustizia, affinché la società potesse finalmente rivendicarle.


20210614 sentenza dittatura argentina


Nella controffensiva dei Montoneros risalta in modo straordinario il valore dei figli di una generazione che decisero di assumersi il rischio di combattere contro la dittatura civile, militare ed ecclesiastica, in uno dei momenti peggiori, quando pochi si azzardavano a farlo. Negli anni 1979 e 1980 i militanti in esilio si unirono per organizzare una campagna che permettesse loro di ritornare in Argentina, al fine di essere in prima linea nella resistenza contro la feroce dittatura al culmine del suo potere.
Attraverso l'apparato di intelligence, i cui gerarchi hanno oggi avuto la loro sentenza, si mise in modo una brutale caccia contro di loro, non solo all’interno del territorio argentino, ma anche in altri paesi grazie all'articolazione internazionale e alla complicità dei governi di Brasile, Perù, Spagna e Messico che prestarono appoggio logistico e di forze.
Dopo il processo alla giunta (Casusa 13, 1985), "Controffensiva I" stabilisce per la seconda volta la responsabilità di tutti coloro che presero parte ad una struttura gerarchica all’interno dell'esercito. In questo caso l'apparato di intelligence del battaglione 601 era il cervello criminale da dove venivano stabilite le priorità operative, i livelli di coordinamento e subordinazione di tutto il resto delle forze ed organismi operanti (polizia, Gendarmeria Nazionale, Prefettura Nazionale ed altri organismi di sicurezza), per l’"efficace attuazione" dell’intero apparato repressivo, brutale e spietato.
Circa 80 intense giornate in due anni, di un processo in cui, tra testimonianze dirette ed indirette, sono state raccolte 190 storie per chiedere giustizia per 94 vittime del terrorismo di Stato oggetto di questo processo. Ogni sessione avrà inoltre per le future generazioni, senza dubbio, un valore sia accademico che pedagogico unico, grazie alla copertura dei mass media indipendenti realizzata online e che sono oggi pubblicamente accessibili.


20210614 contrafensiva i audizione processo dittatura argentina


Essere presenti virtualmente nella sala non solo permette di ascoltare le storie da un lato e dall'altro, ma anche di costruire una soggettività che, benché non abbia valore probatorio, completa in noi la profondità del quadro dei protagonisti. In definitiva, osservare gesti, toni, sguardi, respiro ci permette di comprendere meglio lo stato emozionale dei sopravvissuti e l'impostura degli accusati.
"Controffensiva I" è molto più che una sentenza necessaria. Rimarranno nella memoria per sempre le storie che mostrano il coraggio dei sopravvissuti, il ritrovarsi tra compagni di militanza, le arringhe storiche dei pubblici ministeri e l'emozione di aver concretizzato un percorso decennale per raggiungere la Giustizia.
30.000 compagni desaparecidos Presenti, ora e sempre!
Nunca más significa nunca más!
Carcere pubblico per tutti i genocida!